In antichità venivano coltivate localmente numerose varietà di vite, oggi quasi totalmente scomparse per lasciar spazio alle tipologie più comuni, prodotti da vivai di livello nazionale.

Nella zona di Cannara erano presenti, per tradizione millenaria, diverse varietà – allevate con il sistema della vite “maritata” all’acero -, che elenchiamo in ordine di approssimativa importanza: tra le uve bianche, il trebbiano toscano, romano e romagnolo, la malvasia di Candia, di Toscana e laziale, il grechetto (probabilmente, come il trebbiano ed il sangiovese, di origine etrusca), il drupeggio, il moscato, la pecorina, la passerina, il verdello ed il verdicchio; tra le uve rosse invece si annoveravano il ciliegiolo, la barbera e il sangiovese, quindi il merlot ed il sagrantino.

Vi era inoltre il colorino ed il canaiolo (usati anch’essi per fare la vernaccia), ed ovviamente la cornetta. Si osservava la presenza sporadica anche di malvasia d’Istria (probabilmente qualche soldato locale di ritorno dalla I guerra mondiale ne riportò qualche pianta), fortana, nebbiolo, aleatico, oltre a varietà di uva usata anche per mangiare, come la cosiddetta Uva Pallottona, (probabilmente un clone del ciliegiolo), l’uva fragola bianca e nera, il moscatello, il moscato d’Amburgo e altra uva bianca tipo la “Menne di vacca”. Spesso queste varietà di uva da tavola, essendo particolarmente rigogliose, venivano usate per fare pergolati.

Da tutte queste varietà se ne ricavava un vino rosso assemblaggio delle diverse varietà nere sopra elencate, un vino bianco anch’esso prodotto dalla couvée delle varietà bianche, la vernaccia e qualche volta il vinsanto e il moscatello dolce. Ma più spesso i contadini mescolavano tutte le varietà, ricavando dei vini rosè di dubbia specificità e qualità.

Attualmente ai territori collinari del comune di Cannara è riconosciuta la qualifica DOC Monti Martani per quanto riguarda il sangiovese, il trebbiano e il grechetto, nonché la IGT per diverse tipologie di vino, tra cui la vernaccia ed altri passiti rossi.

 

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