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ENOGASTRONOMIA della Vallata Umbra -Cenni Storici

Le brevi note che seguono non hanno alcuna pretesa di esaustività e raccontano della cultura culinaria popolare della Vallata Umbra, almeno di quella parte della valle compresa tra Perugia e Foligno, dove ha sede la nostra azienda agraria. Quanto riportato si basa sulla cultura diretta di chi scrive, sui suoi ricordi d'infanzia: ci è sembrato importante riportare tali reminescenze, visto che oggi la omologazione dei gusti e la scomparsa delle tradizioni sta facendo sfumare secolari differenze culinarie, una volta presenti anche a distanza di pochi chilometri.

 

Nel 10.000 A.C. la Vallata Umbra, come è noto, era caratterizzata da laghi e pozze stagnanti, residuo del grande Lago Umbro che aveva inondato per secoli la vallata del Tevere e quella del Topino. Tale lago preistorico aveva la forma di una Y rovesciata e si estendeva dall'odierna Città di Castello fino a Todi con un braccio e fino a Spoleto con l'altro. Esso divideva in modo netto, da nord a sud,  la parte ovest dell'Umbria da quella più montuosa dell'est.

La scomparsa del lago lasciò, come eredità, i bacini fluviali del Tevere e del Topino e numerose pozze di acqua, le quali andarono ritirandosi e diradandosi nei secoli, in parte per cause naturali, in parte ad opera della bonifica umana.

Tale area, costellata di corsi fluviali, laghi e boschi era particolarmente adatta per attività di raccolta, di caccia e di pesca e certamente fu abitata fin da tempi remotissimi.

Verso il 2000 A.C. sembra che una popolazione originaria dell'area del Mar Nero, invase gran parte dell'Europa, ed in particolare l'Italia. Tale popolazione, gli Umbro-Piceni, era molto più colta delle altre popolazioni autoctone. Queste ultime furono in gran parte spinte verso sud, lasciando agli  Umbri il dominio dell'Italia nord-orientale, di gran parte della pianura Padana orientale, e di tutto il centro Italia fino all'alto Lazio (qui con i Sabini, che erano di derivazione umbra), Abruzzo (con i Sanniti, che erano di derivazione Sabina), fino alla Puglia settentrionale.

Gli Umbri sembra si dedicassero prevalentemente ad una economia di raccolta e caccia, con forme consistenti di allevamento del bestiame. L'agricoltura pare avesse, almeno all'inizio, un  peso minore e non era tecnicamente molto sviluppata. Gli Umbri eccellevano nella lavorazione dei metalli, delle carni e delle pellicce.

Attorno al 1.200 AC e fino all'800 AC si verificarono nuovi arrivi, via mare, di popolazioni probabilmente provenienti dall'Asia Minore. Tali popolazioni, inizialmente chiamate Tirreni e più tardi Etruschi, occuparono parte delle coste toscane, laziali e campane. Erano popolazioni molto evolute, molto agguerrite e molto organizzate e coese, anche se non molto numerose; ben presto, però, ebbero il sopravvento sui più pacifici Umbri, conquistando loro una ad una centinaia di città nelle odierne Toscana ed Emilia e parte dell'Umbria, quella ad ovest del Tevere. Il confine tra Umbri ed Etruschi fu piuttosto mobile durante i secoli, quasi sempre a danno degli Umbri. Essi si ritirarono  nelle zone montuose dell'Umbria dell'est, oltre il Tevere, e nell'attuale provincia di Terni. La zona di Norcia era invece abitata dai cugini Sabini.

Gli Etruschi innovarono enormemente l'agricoltura: avevano una grande cultura idraulica e costellarono di canali le loro pianure, sia per irrigare i campi, sia per bonificare le zone paludose dell'Umbria. Inoltre sembra avessero una grande conoscenza della coltura della vite e dell'olivo, oltre che dei più comuni ortaggi. Utilizzavano le popolazioni sottomesse, soprattutto umbre, come manovalanza e favorirono un importante sviluppo culturale ed economico dell'area.

Ciò si tradusse anche in importanti novità dal punto di vista alimentare: le ricette erano molto più ricche, complesse ed elaborate; la varietà delle piante coltivate molto maggiore e soprattutto sembra sia dovuta a loro la realizzazione dei primi vigneti estensivi e la realizzazione del vino in queste zone. Sul punto vi sono voci discordi minoritarie, che ritengono la conoscenza della vite e del vino precedente al loro arrivo e già patrimonio delle popolazioni autoctone, anche se non molto diffusa.

L'Umbria quindi si andò differenziando in modo profondo da un punto di vista agricolo: a est del Tevere, dove c'erano gli Umbri, vi era una agricoltura basata prevalentemente sull'allevamento, la caccia e la raccolta; a ovest del Tevere, il dominio etrusco aveva permesso la nascita di un'agricoltura organizzata, estensiva, favorita dalla geografia meno montagnosa e più fertile. E ancora oggi è così!

Tali differenze si riflessero anche sulla cultura alimentare: gli Umbri ed i Sabini erano grandi esperti nella preparazione delle carni (i norcini, appunto, dalla città di Norcia); erano anche allevatori di pecore e produttori di formaggi. Nell'agricoltura si favoriva la coltivazione delle leguminose, piante semplici, quasi spontanee, che attecchiscono anche in terreni difficili, quali sono le zone dell'Umbria montana (le lenticchie di Castelluccio ne sono un esempio tipico, così come la roveja, altra leguminosa tipica dell'area). Tra i cereali, nelle rare zone adatte, si privilegiava il farro e l'avena, forse l'orzo. Ed anche l'olivo è probabile che abbia avuto qualche presenza nella zona, soprattutto le varietà adatte a terreni siccitosi (come il moraiolo) e resistenti al freddo (come la cultivar coroncina).

Nelle fertili pianure etrusche invece si privilegiava la coltivazione della vite, degli alberi da frutta, gli ortaggi, tutti i tipi di cereali e leguminose conosciuti, gli olivi nelle colline.

Gli Umbri scambiavano i loro manufatti di ferro, le pellicce e le carni con i cereali ed il vino degli Etruschi.

 

 

 

 

 

 

                                                     

 

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